In recent years, the number of young Neapolitans killed in the historic center and in the eastern outskirts of Naples, aged between 16 and 25, has grown considerably. A trail of blood that flows continuously in the streets of Naples, where votive chapels and murals were continually born to give a voice to those lives cut off prematurely in the hope that young people understand that life is precious and worth more than anything else. And it is there that we meet the eyes of these mothers who, exhausted by pain, try to tell their stories of suffering and to strengthen each other. “Our life is blocked, but silence kills us” The words of Sara, mother of Ugo Russo the young man killed on March 1st , 2020 during a clock robbery to a policemen, hit us straight to our hearts. Ugo was known by everyone in the neighborhood, he had tried to do different jobs after being invited by his teachers to abandon his studies, but no job seemed to satisfy him. His mother is aware that her son made a mistake that evening: “Couldn’t he be confronted with his mistake and serve a sentence without being killed?” She would have preferred to cry for a son in prison than in front of a tombstone.

Dolores’ life instead broke that cursed 6th October 2021 when her son Carmine D’Onofrio, illegitimate son of Giuseppe De Luca Bossa, was riddled in front of his house. “At 00:50 Carmine and his girlfriend Francesca eight months pregnant, go out to collect their money at the ATM. At 1:20 a.m. I hear Francesca’s desperate cries: “In thirty minutes you see your child leave and never come back.” Dolores’ words broken by tears, tell of a life made of sacrifices to raise her king who in every way she tried to keep away from wrong paths. Antonio Zarra, on the other hand, was Anna’s son, massacred like a boss only for wrong friendships. The mother does not rest on this: “Can a 26-year-old boy from a good family with a 6-year-old son be massacred like a boss only for dangerous friendships? My son did not eat this bread otherwise I would have come to accept it instead they took him away from me and I don’t know why. “ I need to scream for myself and for other moms who are experiencing my pain.” The Zarra family has been waiting for the investigation to be completed for ten months.

The images created for this work tell of memories and emotions of a time that seems to have stopped at a specific moment. Three mothers with three different stories united by the pain of the death of their children to whom fate has reserved the same tragic end. Representing suffering through images to understand that pain is faced in the same way, with the same gestures, with the same actions, with the same anger. What these three women have in common is the equal way of trying to survive the death of their children and finding the strength to carry on.

Negli ultimi anni il numero di giovani napoletani ammazzati nel centro storico e nella periferia orientale di Napoli, di età compresa tra i 16 ai 25 anni, è cresciuto notevolmente. Una scia di sangue che scorre continuamente nelle strade di Napoli, ove cappelle votive e murales nascono continuamente per dar voce a quelle vite stroncate prematuramente nella speranza che i giovani capiscano che la vita è preziosa è vale più di ogni altra cosa. Ed è lì che incrociamo gli sguardi di queste madri che stremate dal dolore cercano di raccontare le loro storie di sofferenza e di farsi forza vicendevolmente. “La nostra vita è bloccata, ma il silenzio ci ammazza” Le parole di Sara, mamma di Ugo Russo il giovane ucciso il primo marzo del 2020 durante una tentata rapina di orologio ad un carabiniere in licenza, ci colpiscono diritte al cuore. Ugo era conosciuto da tutti nel quartiere, aveva provato a svolgere diversi lavori dopo essere stato invitato dai suoi docenti ad abbandonare gli studi, ma nessun lavoro sembrava soddisfarlo. La madre è consapevole che il figlio quella sera ha sbagliato: “non poteva essere messo di fronte al suo errore e scontare una pena, senza essere ucciso?” Avrebbe preferito piangere un figlio in carcere che davanti ad una lapide.

La vita di Dolores invece si è rotta quel maledetto 6 ottobre del 2021 quando suo figlio Carmine D’Onofrio figlio illegittimo di Giuseppe De Luca Bossa, viene crivellato davanti casa sua con 7 colpi calibro 45 esplosi a bruciapelo. “Alle 00:50 Carmine e la fidanzata Francesc  incinta all’ottavo mese escono per prelevare. Alle 01:20 sento le grida disperate di Francesca. In trenta minuti vedi un figlio uscire e non farvi più rientro. Le parole di Dolores spezzate dal pianto raccontano una vita fatta di sacrifici e rinunce per crescere il suo re che in tutti i modi ha cercato di tenere lontano da strade sbagliate. Antonio Zarra era invece il figlio di Anna, massacrato come un boss solo per amicizie sbagliate. Su questo la madre non si da pace: “Può un ragazzo di 26 anni, di buona famiglia con un figlio di 6 anni essere massacrato come un boss solo per amicizie pericolose? Mio figlio non mangiava questo pane altrimenti sarei arrivata ad accettarlo invece me lo hanno levato e non so il perché.” Ho bisogno di urlare per me e per le altre mamme che vivono il mio dolore. La famiglia Zarra attende da dieci mesi la conclusione delle indagini.

Le immagini realizzate per questo lavoro raccontano ricordi ed emozioni di un tempo che sembra essersi fermato ad un momento specifico. Tre madri con tre storie diverse unite dal dolore della morte dei loro figli a cui il destino ha riservato la stessa tragica fine. Rappresentare la sofferenza attraverso immagini per comprendere che il dolore viene affrontato allo stesso modo, con gli stessi gesti, con le stesse azioni, con la stessa rabbia. Ciò che accomuna queste tre donne è il modo uguale di cercare di sopravvivere alla morte dei loro figli e di trovare la forza per andare avanti.