“Look, I have that moment imprinted in my mind like it was yesterday. We were in the bathroom, just me and him, while Mom was at work. He was in front of the mirror and getting ready to go to the beach. As I was watching him getting his hair done I told him: Mario, the weather isn’t good today, why are you going to the beach? He told me to not worry, that every moment is worth going in the water. Perplexed, I stared at him. I was only 13 years old and to me the beach without the sun wasn’t worth much. I looked at him again, and without knowing why, I told him to be careful. I told him. I’m sure about that.”

(Paola, Mario’s sister)

In 2002 Mario was 16 years old. Due to a dive in the sea, he suffered a c4/c5 ASIA A spinal cord injury and became tetraplegic. Sixteen years later Mario lives his life and his battles, unexpectedly, light hearted.I met Mario in 2015 and decided to follow him a year later. I spent entire days with him, from early morning to late night, and discreetly entered his household, formed by his mother and two sisters. By getting to know Mario and his family better as time passed by, I chose to avoid the disability clichés that we are used to and to focus on Mario’s difficult attempt to have an independent life constantly undermined by the architectural barriers and lack of assistance in Fuorigrotta, a neighbourhood of Naples (Italy).

The aim of this project, through Mario’s story, is to point out the social issues related to disability in order to shed light on those aspects that are unknown to most of us.

“Guarda, io questo momento ce l’ho impresso nella mente come fosse ieri. Eravamo in bagno, soltanto io e lui, mamma era andata al lavoro. Lui stava davanti allo specchio, si stava preparando per andare al mare. Mentre lo guardavo sistemarsi i capelli gli dissi: Mario, stamattina il tempo non è buono, che ci vai a fare al mare? Lui mi rispose di non preoccuparmi, che ogni momento è buono per entrare in acqua. Io lo fissai perplessa, avevo solo 13 anni, e per me il mare senza sole valeva poco. Lo guardai ancora e senza neanche sapere il perché gli dissi di stare attento. Glielo dissi, ne sono sicura.”

(Paola, la sorella di Mario)

Siamo nel 2002 e Mario ha sedici anni. Dopo un tuffo, subisce una lesione  midollare c4/c5 ASIA A che lo rende tetraplegico. Sedici anni più tardi Mario vive la sua vita e le sue battaglie con un’incredibile leggerezza. Nel 2015 il fotografo Paolo Manzo conosce Mario e un anno dopo inizia a seguirlo. Passa con lui intere giornate, dalle otto del mattino fino a mezzanotte, entrando con discrezione nel suo nucleo familiare, composto dalla madre e da due sorelle.Stando a stretto contatto con lui e con la sua famiglia, Manzo ha documentato la vita di Mario senza i soliti cliché, oltre i luoghi comuni che siamo abituati a vedere, in un contesto sociale che non ha ancora chiaro il vero concetto di disabilità, di autonomia e di vita indipendente.In questo quadro si inserisce prepotente anche Fuorigrotta, il quartiere di Napoli (Italy) dove vivono Mario e la sua famiglia. Un ambiente che gioca un ruolo fondamentale nella loro vita: barriere architettoniche, mancanza di assistenza e luoghi non accessibili diventano un’evidente limitazione all’indipendenza di Mario.

Lo scopo di questo progetto è di offrire uno sguardo sulle problematiche sociali che circondano la disabilità facendo qualcosa di concreto, aprendo una finestra su quegli aspetti che per molti sono ancora sconosciuti.